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Jiyu Kumite

Combattimento libero leggero:

Questo è il momento dello studio del karate dove si esplicano tutte le tecniche di attacco, parata, schivata, spazzata e proiezioni acquisite col lavoro nel ki-hon e nel kata.

Non ci sono vincoli, non ci sono regole predefinite; una sola limitazione: divieto assoluto di colpire realmente ma controllo che gli attacchi si fermino prima del contatto con il corpo dell’avversario.

Questo è importante perché permette agli allievi di praticare in tranquillità il loro allenamento, senza il timore di danni irreparabili al loro corpo; possono muoversi tranquillamente, attaccare con fiducia provando se stessi nei confronti di un avversario.

Oltre a ciò si instaura un rapporto di fiducia reciproca che porta al rispetto dell’avversario e spesso ad una amicizia che nasce dal lavoro comune e dal superamento di pericoli e timori.

Questo è ciò che si propone il karate-do: crescere e migliorare insieme.

Per praticare bene il jiyu kumite si devono perfezionare la capacità di controllo, la precisione dei movimenti in rapporto alle mutevoli situazioni del combattimento, la percezione degli attacchi avversari concentrandosi totalmente con tutti i sensi all’erta, il senso della misura e delle distanze utili a penetrare nella guardia dell’avversario e a schivare di pochissimo gli attacchi.

Coscienza continua del proprio equilibrio e della propria stabilità in tutte le tecniche.

Lo studio del jiyu kumite deve diventare un cimento mentale oltre che una lotta fisica, cercando di percepire gli spazi liberi nella difesa avversaria dove si potrà portare una tecnica di attacco che, se fosse incontrollata, sarebbe definitiva.

Capire o provocare gli sbilanciamenti e le aperture nella guardia dell’avversario con finte o combinazioni di tecniche penetrandovi con decisione.

Lo scopo dello studio ed il risultato finale sarà il controllo totale del combattimento, tale è infatti l’obbiettivo del karate: non vincere dopo aver colpito ma colpire dopo aver vinto.

Un principio che non ammette movimenti caotici o colpi sferrati a caso ma mira all’assoluta efficacia di ogni tecnica.

Nello studio, non è importante vincere o perdere, colpire o essere colpiti.

Si deve lavorare tranquillamente senza lasciarsi ossessionare dalla sconfitta od esultare eccessivamente per meschine vittorie; un atteggiamento simile impedisce di progredire poiché per migliorare si devono sempre correre dei rischi onde capire sino a che punto arrivano le nostre possibilità davanti ad un avversario agguerrito al pari nostro.

Cosa ci deve importare della sconfitta se grazie a questo incontro siamo migliorati comprendendo il motivo dei nostri errori?

 “Bisogna amare l’avversario” intendendo così sintetizzare un modo di avvicinarsi allo studio del jiyu kumite in cui si possano accettare rischi e colpi in funzione di una maggiore comprensione dei ritmi e dei movimenti dell’avversario.

Concetto difficile da accettare per chi intende sempre e comunque sopraffare e vincere, ma giusto per chi intende andare al di là della semplice pratica fisica del combattimento.

Non scappare, non indietreggiare, sempre avanzare anche se ciò significa esporsi.

Dosare la difesa in funzione dell’attacco, rimanere tranquilli dentro la nostra mente ma con tutti i sensi corporei all’erta.

Seguire con cedevolezza i movimenti dell’avversario e colpire nel suo “momento di vuoto”.

Parate, schivate, spostamenti e attacchi devono essere istintivi e spontanei, modellati sulle tecniche in concatenzazione studiate nei ki-hon.

Pressare l’avversario costringendolo ad attaccare per poterlo anticipare con un colpo di incontro oppure lasciare scaricare la sua energia per colpire quando sarà sbilanciato.

E’ importante nell’allenamento esercitarsi a cambiare spesso di posizione con spostamenti rapidi e veloci per studiare tutte le possibilità di attacco, non irrigidirsi in situazioni predeterminate ma agire sempre di riflesso e con istintività.

Il jiyu kumite da poi la possibilità agli allievi di sperimentare le più disparate tecniche e sequenze di movimenti apprese nei fondamentali, cercando di alternare in continuazione attacchi di pugno e tecniche di piede, parate e schivate, passare da un livello di attacco ad un altro con la massima facilità, usare le spazzate di piede per sbilanciare l’avversario, cambiare di guardia frequentemente.

Accettare l’esercizio come un “gioco”, se pur serio e intenso, sarà la maniera migliore per rimanere del tutto tranquilli senza preoccuparsi di chi porterà per primo un colpo ben assestato.

Nello studio del jiyu kumite, la cosa importante da imparare non è colpire ma la sicurezza di poter colpire quando necessario.

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